Penny Wirton a Bari

Bari settembre 2017La scuola Penny Wirton riapre a Bari già da settembre: Comunicato BARI per riavvio scuola 2017

 

15 GIUGNO 2017

I volontari della Penny Wirton di Bari si riuniscono e discutono sui risultati (grandi, ragazzi, grandi senza discussione!) e sulle prospettive, sui problemi e sulle possibili soluzioni. Ecco qui il loro verbale. non spaventatevi per l’imponenza: sono discorsi e analisi che in un colpo solo riassumono i problemi che anche noi abbiamo incontrato in nove anni… Ci sarebbe da parlarne tutti insieme. Forse un giorno, spero non lontano, ci riusciremo! (A. Luce L.)

Relazione sull’incontro di formazione del 15 giugno 2017

Collegio dei volontari della “Penny Wirton Bari”

 

L’invito a condividere l’esperienza dopo sei mesi di attività in cui abbiamo registrato risultati inaspettati (più di 100 sono gli alunni iscritti frequentanti e quasi 40 i volontari arrivati lungo il percorso) è stato accolto da tutti con grande interesse.

Abbiamo preso in considerazione i seguenti punti:

1)Volontari della Penny Wirton- Le motivazioni di una scelta

2) Lo stile di insegnamento della Penny Wirton — I principi della Carta d’intesa (procedure di accoglienza e accompagnamento)

3) Metodi e strumenti di lavoro utili a stimolare Ascolto, Lettura, Scrittura, Oralità, a secondo delle situazioni di partenza.

Le domande a cui in apertura siamo stati chiamati a rispondere sono state tre:

  • 1) Cosa ci ha spinto ad iniziare questa esperienza?
  • 2) Cosa abbiamo trovato?
  • 3) Uno ‘scatto fotografico’che vogliamo condividere

1) Interrogarci sui nostri bisogni, rintracciare le motivazioni che ci hanno spinto a fare questa esperienza è stato il punto di partenza per dare un nome e un valore ad un’azione che è diventata strada facendo sempre più significativa per ciascuno e per tutti. Volontari con alle spalle esperienze diverse e formazione diversa si sono ritrovati a condividere, con sfumature diverse, la gioia che questa esperienza ha portato loro.

   Il bisogno di alcuni di svolgere un’attività di utilità sociale, con una forte valenza politica, si intreccia con quello di chi, andato in pensione, sente il bisogno di dare un senso alla nuova disponibilità di tempo; per altri il proprio impegno nella scuola ha origini in esperienze passate come per esempio il lavoro con gli albanesi nell’EDA da dirigente scolastico impegnato nelle istituzioni in un lavoro divergente per quei tempi, che guardava agli ultimi; per altri ancora la motivazione si radica in un dovere morale che vuole in qualche modo colmare lo sgomento provato vedendo i migranti di sera, al buio, vestiti di stracci in inverno, in fila per lasciare le proprie impronte. Per molti di noi il bisogno di partecipare a questa impresa, nasce dal ricordo di parenti emigrati in America o in Belgio o ancora le proprie origini risalenti alle comunità albanesi arrivate in Italia nel periodo della lotta iconoclasta.

   Per alcuni, insegnanti in servizio, l’esperienza è stata occasione per sperimentare un luogo di integrazione, per avere racconti da portare ai propri alunni della scuola ufficiale, ma anche in famiglia, così da arricchire la vita dei nostri adolescenti di storie e volti.

Al di là delle aspettative ognuno ha trovato, ha sperimentato ed imparato molto di più: a non avere paura e a vincere il timore di non essere all’altezza, il piacere dell’incontro, uno stimolo a livello intellettuale ed emotivo, sorrisi, gioia, un ambiente in cui nessuno giudica in una società in cui tutti giudicano, allegria e voglia di vivere, il valore della flessibilità e dello scambio tra volontari, la gratificazione che nasce dal sentirsi aspettati e riconosciuti, il valore di un’esperienza collettiva. I migranti vanno incontrati per poterne parlare: “ho imparato a guardarli negli occhi, ora sorrido loro in modo diverso, ho imparato ad allargare lo sguardo sugli altri volontari: ciascuno di loro mi insegna qualcosa !”. La Q con cui scriviamo la parola ‘Squola’può essere vista come un cerchio con un ponte,

   Alcune immagini: Hassan (egiziano) che dice: “Sei contenta? Ora scrivo come te!”; teste chine su quaderni e libri che esprimono un bisogno profondo di appropriarsi della nostra lingua; le loro risate di fronte ad un apprendimento proposto attraverso le carte proposte da Dario; le uscite sul territorio per conoscere le bellezze di Bari; la visita al mercato e al supermercato; in cucina a preparare insieme un piatto irakeno; le loro domande dopo la presentazione di Vito su come costruire un Curriculum; i ragazzi che si aiutano tra di loro e che ci aiutano…

   Dal confronto emergono anche le criticità: il dover lavorare con gruppi di 3 o 4 ragazzi alcune volte molto diversi tra di loro per competenze; l’approccio ad una realtà plurilinguistica; la necessità di curare maggiormente la pronuncia; i loro molteplici bisogni che richiedono risposte che non sempre riusciamo a dare: lavoro, un posto tranquillo dove dormire, la residenza per il rinnovo dei documenti.

   2) Una riflessione sui principi basilari e inderogabili della SCUOLA PENNY WIRTON risulta utile dopo lo scambio sulle motivazioni che ciascuno ha portato nella SQUOLA e su cosa ognuno ha ricevuto.
L’adesione alla Scuola Penny Wirton fondata da Eraldo Affinati nel 2008 prevede, infatti, che tutte le Scuole aderiscano firmando, contestualmente, in calce, LA  CARTA D’INTESA, da cui emerge che il metodo Penny Wirton è, soprattutto, UN COMPORTAMENTO, UNA INTENZIONE: la lingua è lo strumento, ma non l’unico, poichè centrale è LA RELAZIONE.
I PRINCIPI DELLA CARTA D’INTESA risultano tutti affascinanti sin dalla prima lettura, ma richiedono ciascuno un’attenta riflessione, poichè la loro applicazione implica una serie di effetti a cascata.

Centrale risulta il principio N° 2:
LA SCUOLA ACCOGLIE SEMPRE E ACCOGLIE TUTTI LUNGO TUTTO IL CORSO DELLANNO SCOLASTICO, FINO ALLULTIMO GIORNO, ANCHE PER UNA VOLTA SOLA.
Ne consegue che, ogni giorno, i volontari devono essere pronti ad accogliere, oltre agli eventuali gruppi consolidati, alunni nuovi, a cui fornire elementi di conoscenza della lingua a seconda del loro livello, che può essere molto diverso da quello degli altri e può oscillare dall’analfabetismo anche nella propria lingua al possesso di competenze linguistiche medie e/o medio alte, accompagnate da una buona o discreta conoscenza dell’inglese o del francese (qualche volta dello spagnolo o del portoghese ).
Se quell’alunno non torna più, dopo che la lezione è stata modulata sui suoi bisogni, non si deve ritenere di aver perso tempo e/o di aver sottratto qualcosa agli altri.
E’utile fare queste puntualizzazioni perchè non si deve dare per scontato LO STILE DI LAVORO, l’approccio dei volontari, nei quali può facilmente scattare l’ansia da performance, sia che siano

insegnanti (appartiene molto al loro DNA professionale ), sia che non lo siano, poichè scatta, in questo caso, il timore di non essere all’altezza della prestazione richiesta.
Queste osservazioni per evidenziare la necessità di superare ogni schema, modello o rigidità in nome di una flessibilità a tutto campo: operazione molto complessa poichè è tanto suggestivo e liberatorio enunciare la SQUOLA NON FORMALE, quanto difficile ed impegnativo praticarla, superando i problemi che possono incontrarsi.
Dagli articoli della CARTA è possibile enucleare una serie di categorie che esplicitano chiaramente lo stile della PENNY WIRTON: ACCOGLIENZA, FLESSIBILITA’, AIUTO.
ART° 6
NON SI DANNO VOTI: L’INSEGNAMENTO HA LO SCOPO DI AIUTARE LA PERSONA  A MIGLIORARE IL PIUPOSSIBILE LA PROPRIA CONOSCENZA DELLA LINGUA ITALIANA, TENENDO PRESENTE LA SITUAZIONE DI PARTENZA.
Si ribadisce così la centralità della PERSONA in apprendimento, da rispettare e considerare nella sua situazione di partenza e fragilità, non solo linguistica.
Di conseguenza, strategica risulta essere LA RELAZIONE PERSONALE:
ART.° 8
L’INSEGNAMENTO NON PARTE DA TEORIE UNIVERSALI O DA CATEGORIE GRAMMATICALI MA DALLE PERSONE: IL PUNTO DI FORZA DI OGNI LEZIONE E’NELLA RELAZIONE PERSONALE DIRETTA CHE SI STABILISCE; IN FORME DISSIMILI, TRA CHI IMPARA E CHI INSEGNA.
L’insegnante non insegnante: questa è la ricchezza della Penny Wirton, perchè deve muoversi in un orizzonte ampio, dalle grandi potenzialità.
ART.°11
L’INSEGNANTE VOLONTARIO  NON DEVE NECESSARIAMENTE POSSEDERE DIPLOMI SPECIALISTICI; MA DEVE MOSTRARSI ADEGUATO ALLA FUNZIONE; DEVE INOLTRE SAPER MANTENERE UNA RELAZIONE PERSONALE COSTRUTTIVA SIA CON GLI STUDENTI SIA CON I COLLEGHI.

3) Si ricorda la regola fondamentale della scuola Penny Wirton, vale a dire che il metodo tiene conto dei bisogni specifici dello studente e che, pertanto, le attività sono improntate al principio della individualizzazione. Per questa ragione è fondamentale che il volontario conosca la situazione di partenza dello studente o della studentessa, nella consapevolezza che l’obiettivo finale verso cui bisogna tendere è il livello di competenza A2, richiesto per ottenere la carta di soggiorno (la classificazione è quella del QCER, Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue, riportata sul retro delle schede che compiliamo per ciascuno studente al suo ingresso nella scuola). A questo proposito si distribuisce a tutti i presenti un esempio di test d’esame per il permesso di soggiorno, basato sulla verifica delle quattro abilità: comprensione e produzione orale e scritta.

Si passa poi a riflettere sulle diverse tipologie di intervento da mettere in campo, in relazione ai diversi bisogni degli studenti. Partire dalla scrittura può essere utile per far muovere i “primi passi” a chi, o perché analfabeta, o perché non ancora in possesso dell’alfabeto latino, ha bisogno ancora di orientarsi nel nostro universo linguistico. Negli altri casi risulta invece più efficace privilegiare il parlato e l’acquisizione del lessico di base legato alla vita quotidiana (le parti del corpo, gli oggetti di uso più frequente, i mestieri, ecc.). A questo proposito, passando in rassegna gli strumenti più comunemente adoperati (I volumetti “Facile facile” o il manuale di Affinati, “Italiani anche noi”), si sottolinea l’efficacia didattica di materiali come le “carte di Dario” (realizzate e messe a disposizione da Dario Abbrescia), che consentono un approccio ludico e più interattivo.

Verbale a cura di

Ammaturo Rosalina

Iacobone Clelia

Positò Licia

 

 

 

È partita una scuola Penny Wirton a Bari, con grandi prospettive e orari generosi. È guidata da Gian Paolo Petrucci e Carlo Bruni. Buon lavoro, ragazzi!

Le lezioni si tengono presso la sede di CONVOCHIAMOCI PER BARI, in via Garruba 148.

ORARIO DELLE LEZIONI:

giovedì e venerdì    dalle 9.30 alle 12

martedì  tre turni:  dalle 16 alle 18, dalle 18 alle 20, dalle 20 alle 22

PER INFORMAZIONI:

Rosalina Ammaturo, 3497347175, rosalinaammaturo@libero.it, per il Gruppo Educhiamoci alla Pace (GEP)

Patrizia Frezza, 3478584667, patriziafrezza@hotmail.it, per Convochiamoci per Bari.

ECCO COME SI CRESCE IN POCO TEMPO!

Per fortuna c’è il cortile e il tempo è buono!”, scrive GianPaolo dalla scuola.

2017-04-14-PHOTO-00000012

 

 

 

 

 

PW BARI