L’istruzione come diritto
di Ernesto Russo, 5a Liceo Scientifico G. Keplero, Roma
La scuola di italiano per immigrati Penny Wirton è un luogo che difficilmente si riesce a raccontare a chi non lo ha vissuto. Mi presento, sono Ernesto Russo, ragazzo romano di 18 anni frequentante l’ultimo anno del Liceo Scientifico Giovanni Keplero. 
Scrivo questo articolo per condividere il mio entusiasmo riguardo a un progetto PCTO/FSL a cui ho preso parte quest’anno.
Infatti, tra settembre e dicembre 2025 ho avuto la possibilità di fare volontariato in questa realtà chiamata Penny Wirton, scoprendo un modo di fare lezione che è semplice, umano e sorprendentemente efficace.
Questa scuola funziona secondo un principio chiaro: l’istruzione è un diritto e, come tale, deve essere gratuita. Tutto, in questo oratorio improvvisato in scuola, è offerto senza chiedere nulla in cambio. Non si pagano le lezioni, non si pagano i libri, non si pagano i quaderni o le penne. Tutto il materiale necessario viene fornito direttamente dalla struttura, permettendo a chiunque di sedersi a un tavolo e iniziare a imparare, senza ostacoli economici o burocratici. Anche l’organizzazione segue una logica inclusiva: non si contano gli assenti, ma solo i presenti. Chi riesce a venire è accolto, chi non può non viene giudicato. Questo dettaglio, che può sembrare insignificante, restituisce dignità e serenità a persone che spesso vivono situazioni complesse e insospettabili per dei ragazzi fortunati come noi che gli facciamo lezione una volta a settimana.
Il cuore del metodo Penny Wirton è il lavoro individuale. Le lezioni sono sempre uno a uno o, al massimo, uno a due. Questo permette un’attenzione costante e mirata su ogni studente, sia questo un bambino tunisino, un ragazzo brasiliano o un adulto vietnamita. Non esistono classi affollate né programmi rigidi: si parte dalla persona, dal suo livello, dai suoi bisogni e dai suoi tempi. Ogni incontro diventa così un dialogo, un percorso costruito passo dopo passo, in cui, si leggono le prime parole in italiano, si impara a scrivere una frase, si capisce come raccontare qualcosa di sé…
I volontari, in tutto questo, hanno un ruolo imprescindibile. Per fortuna da questo punto di vista ho sempre trovato un ambiente cordiale, sano, fatto di persone disponibili ad aiutarsi a vicenda e ad accogliere chiunque entrasse speranzoso da quella porta. Nessuno si sente “più bravo” di qualcun altro: si impara anche tra volontari, osservando, chiedendo consigli e condividendo esperienze. L’età non conta, così come non conta l’esperienza precedente: ciò che davvero fa la differenza è la voglia di mettersi in gioco, come ci hanno fatto presente da subito i fondatori, i coniugi Anna Luce ed Eraldo Affinati.
Gli studenti, dal canto loro, rendono molto agevole il nostro compito: arrivano la maggior parte delle volte con un raro desiderio autentico di apprendere, desiderio che in noi liceali spesso resta spento o labile. Insomma, muoiono dalla voglia di capire, parlare, inserirsi e spesso hanno anche voglia di raccontare chi sono.
Non è raro che siano persino loro a insegnare qualcosa a noi docenti: una parola nella loro lingua, una tradizione, un’usanza del loro paese, qualsiasi cosa.
In questi scambi si crea un equilibrio affascinante, in cui chi insegna e chi impara si scambiano i ruoli, anche solo per un istante. E non importa se lo studente ha vent’anni in più del volontario che gli siede davanti: il rispetto è reciproco e sincero. E la voglia di conoscersi, capirsi, venirsi incontro rende tutto più magico, speciale.
Fare volontariato alla Penny Wirton mi ha insegnato che la scuola può essere molto più di un luogo di vuote nozioni. Può diventare uno spazio di incontro, di ascolto e di crescita condivisa, dove l’italiano non è solo una lingua da imparare, ma un ponte tra storie, culture e vite diverse, solo apparentemente lontane. Sono grato ai fondatori e alla mia scuola per avermi dato l’opportunità di essere parte di qualcosa di così importante e significativo, i ricordi che ho alla Penny Wirton li porterò sempre nel cuore. Come ho scritto nel resoconto della prima lezione che ho fatto, il mio obiettivo è e sarà sempre quello di essere il lieto fine di più storie possibili.
Ernesto Russo, 28 dicembre 2025

