Alla Penny Wirton l’errore non è mai un fallimento

di Sofia Vallorani, 5a liceo scientifico G. Keplero, Roma

La Penny Wirton è una scuola speciale, una “scuola-non scuola” in cui persone provenienti da diverse parti del mondo imparano la lingua italiana in modo stimolante e innovativo. È nata tanti anni fa dall’idea di Eraldo e Luce di una scuola diversa.

Qui siamo tutti volontari ed è tutto gratuito. Il nostro scopo, prima ancora di insegnare regole grammaticali, è quello di fare in modo che tutti gli studenti si sentano a loro agio, accolti e mai giudicati. Non appena si entra, infatti, si respira un clima di grande accoglienza e collaborazione. Qui regna sempre anche quell’immancabile “confusione ordinata” che rende tutto più coinvolgente.

È proprio grazie a questa atmosfera che gli studenti si sentono sempre più entusiasti e motivati ad imparare, vedere intorno a loro altre persone che come loro stanno imparando, li incoraggia a continuare nonostante tutte le difficoltà che possono incontrare. Anche se le lezioni si svolgono maggiormente in modalità uno a uno o due a uno, è il contesto collettivo che fa la differenza: gli studenti si scambiano sguardi e si incoraggiano a vicenda. L’apprendimento avviene anche grazie al gioco: negli armadietti ci sono giochi didattici per ogni tipologia ed argomento che aiutano soprattutto i più timidi a sciogliere l’imbarazzo iniziale. È fondamentale che gli studenti capiscano che l’errore non è mai un fallimento ma fa parte del percorso e che non è una competizione tra chi apprende più velocemente.

Tra volontari si creano facilmente rapporti di amicizia, così come tra studenti e volontari. Mi sono trovata spesso a fare lezione con persone molto più grandi di me, ma anche più piccole. Questo ci dimostra che l’età non deve mai essere un ostacolo nelle relazioni tra persone e che anche i più piccoli possono insegnare qualcosa a chi è più grande di loro. Durante gli incontri avviene uno scambio reciproco: non siamo solo noi a trasmettere qualcosa agli studenti. Ho insegnato ad un ragazzo marocchino le stagioni in italiano e le ho imparate a mia volta in arabo, così come i mesi dell’anno e tante altre cose, anche in spagnolo. Ho ascoltato tante storie e scoperto tradizioni diverse. È sorprendente vedere quanta fiducia ripongano in noi e quanta gratitudine ci mostrino gli studenti.

A volte, nella vita, può capitare di sentirci un po’ esclusi dai nostri coetanei, magari a causa dei caratteri diversi. Allo stesso modo, ragazzi appena arrivati nel nostro paese possono sentirsi soli e a disagio perché non conoscono la nostra lingua e di conseguenza non sanno come relazionarsi con noi, hanno paura di sbagliare.

Per questo noi possiamo comprenderli e accompagnarli nel percorso di inserimento in una nuova comunità.

L’apprendimento della lingua infatti è il primo passo verso l’inclusione: è bellissimo vedere come colui che era un ragazzino egiziano appena arrivato in una nuova scuola, impaurito e diffidente, possa diventare, col passare degli anni e tanto impegno, un giovane uomo sicuro di sé che conosce l’italiano molto meglio di tanti madrelingua. È anche per questo che i libri che usiamo, creati proprio da Eraldo e Luce, sono intitolati ‘italiani anche noi’. Pensare che un progetto così grande, che coinvolge tutta l’Italia, sia nato semplicemente da un’idea di due persone, ci dimostra che, per dare vita ai grandi cambiamenti, bisogna partire proprio dalle piccole cose e che ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare la differenza.

La Penny Wirton non è solo una scuola di italiano ma una scuola di vita, una grande famiglia in cui tutti sono accolti e coinvolti e in cui ci si aiuta a vicenda.

Ritengo che questa esperienza vada fatta almeno una volta nella vita, soprattutto quando si è più giovani. Anche se all’inizio può sembrare difficile e un po’ noiosa, insegna a responsabilizzarsi e a mettersi in gioco. Permette di ampliare il proprio modo di vedere la realtà, di guardare le cose da un’altra prospettiva e di capire quanto siamo fortunati ad avere tutto ciò che abbiamo, senza darlo mai per scontato. Ci sono tanti ragazzi come noi che non hanno avuto le nostre stesse possibilità, non hanno avuto ciò che per diritto gli spettava, come un’infanzia serena e un’istruzione assicurata. Un’esperienza del genere aiuta a sviluppare l’empatia e a diventare più sicuri di sé stessi. Ma soprattutto insegna che nella vita è bello fare le cose per il puro piacere di farle, non solo per avere qualcosa in cambio come le ore di PCTO.

Chiunque avrà l’occasione di provare, potrà capire da sé che fare volontariato è tutto meno che una “perdita di tempo”. Sono grata e consapevole di sentirmi parte di un progetto molto grande: creare ponti tra culture. Solo in questo modo ci potremo avvicinare ad un mondo un po’ più inclusivo e accogliente.

Sofia Vallorani

Un rapporto autentico

di Lorenzo Lumaca, 5a liceo scientifico G. Keplero, Roma

Salve a tutti, mi chiamo Lorenzo e ho intrapreso dal 3/10/25 il mio percorso all’interno della scuola Penny Wirton, in qualità di istruttore. Sono venuto a conoscenza di tale opportunità tramite la scuola, tra le diverse proposte per terminare le ore di PCTO, necessarie per l’ammissione all’esame di stato. Penny Wirton era la soluzione che mi offriva il quantitativo di ore di cui avevo bisogna e un’esperienza che mi sembrasse stimolante per sviluppare nuove competenze e che avesse anche un valore umano: istruire dei ragazzi con poche opportunità e, molte volte, reduci da situazioni di vita complesse attraverso delle lezioni uno a uno. Il primo giorno, io e i ragazzi della mia scuola, siamo stati accolti da Luce, fondatrice della scuola assieme al marito Eraldo. Ci ha introdotto all’interno di tale ambiente per poi affiancarci ad altri volontari nelle loro lezioni. I primi tre incontri li ho serviti come sostegno agli altri istruttori dai quali ho iniziato a imparare i diversi approcci alla lezione. Grazie agli stessi ho avuto l’opportunità di conoscere i loro studenti abituali e dunque anche le loro storie, usanze e tradizioni. Mi colpirono molto queste lezioni che mi mostrarono come si potesse instaurare un rapporto diretto, autentico e umano con la persona difronte nonostante la barriera linguistica. Ho poi iniziato io a svolgere le mie lezioni. Solitamente prima di iniziare vieni fornito dei libri necessari e un foglio dove vengono segnate le attività, svolte nelle lezioni precedenti, dallo studente del giorno, così da poter adattare il tuo approccio al ragazzo e dare una continuità e una direzione al suo studio.

Non nego che abbia avuto dei dubbi e che mi capita ancora di averne,  per tali mi servo dei resoconti che ho a disposizione in ogni lezione  per poter esprimere le mie sensazioni e considerazioni.

Ad oggi ho avuto la fortuna di intraprendere un percorso con un ragazzo, il venerdì è il nostro giorno assieme, salvo inconvenienti. La nostra prima lezione assieme mi ha dato tanto in quanto è stata la prima grande soddisfazione . Ero riuscito per la prima volta ad applicare un insegnamento che fosse leggero ma mirato e preciso. I risultati nella stessa lezione si mostrarono subito e ricordo l’emozione di entrambi. Quando il ragazzo capì, memorizzò e riuscì a riusare le informazioni diventammo entrambi super energici, sorridemmo e, per concludere la lezione, ci battemmo un cinque come segno di congratulazioni e stima reciproca. Da lì abbiamo continuato assieme consolidando l’intesa che si era formata. Altra grande soddisfazione è accorgersi ora, dopo diverse  lezioni, dei risultati ottenuti. Le informazioni che elabora e che oggi gestisce in maniera appropriata, ieri, erano l’argomento da trattare a lezione che ancora non conosceva. L’impegno e la dedizione che viene messa in questi casi sembra tangibile e i risultati ne sono una dimostrazione.

Dove le parole non arrivano ci pensano i gesti e le derivate vibrazioni che percepiamo, come nell’episodio descritto nella prima lezione col ragazzo. Perché non conta come sia andata la settimana, quanto la vita, a volte ‚possa essere complessa e stancante, quanto le difficoltà possano limitare e limitarti; quando ci si siede e si condividono questi momenti il resto perde il peso che gli si dava e assume una leggerezza che, prima, non avresti mai pensato. La speranza e la voglia che si condividono permette una coesione che alimenta entrambe le parti, crea rapporti significativi, donano motivi per continuare a credere nel percorso che infine è solo questione di tempo, un po’ come lo è la vita.

Lorenzo Lumaca, 6 gennaio 2026